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| Ho scoperto Candide da ragazzo, casualmente; poi l'avrò riletto cento volte. | ||||
| Voltaire è stato
il mio più grande maestro, non ci siamo
conosciuti perché è morto precocemente, ma è da lui
che ho imparato a farmi capire da tutti. È stato uno straordinario
divulgatore, che metteva tutto alla portata di tutti
con uno stile smagliante, ironico, spiritoso: diceva giustamente che si
possono divulgare anche i logaritmi. È stato un grande polemista:
ha demolito tutti i luoghi comuni, le convenzioni, le ubbie di quel grande
secolo che è stato il Settecento. |
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| Voltaire non è comunque il solo mio maestro: ci sono anche Seneca, Tacito, Prezzolini, Montanelli, Longanesi. | ||||
| Quando scrivo non penso
al professore universitario, non penso al ministro, non penso neanche ai
miei colleghi: penso al lattaio, forse non c'è più il lattaio,
penso al netturbino, al barista, al pubblico che di solito non legge e che
ha il diritto di capire quello che scrivo e io ho il dovere di essere chiaro,
perché il primo dovere di uno scrittore è la chiarezza e chi
scrive male o è un imbroglione o è un somaro. |
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Voltaire morì a 84 anni ed è uno dei protagonisti del mio libro Appassionate. | |||
| Una delle cose che ho
sempre cercato di fare è andare contro i luoghi comuni, attaccarli
e smascherarli. L'adesione acritica ai luoghi comuni
è un male molto diffuso: tutti li sposano in modo automatico o, per
convenienza e tornaconto, li sostengono senza alcuna convinzione solo perché
sono di moda. In Italia ce ne sono tanti di luoghi comuni, in particolare
tre: il Risorgimento, la Resistenza
e, negli ultimi anni, il maggioritario. |
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